Scrivi qualcosa, magari ne ho parlato.

venerdì 20 aprile 2018

Non lasciare niente di aperto: come uccidere Facebook, quando non potremo più farlo.

Esiste qualcosa di orrendo in questo mondo social che abbiamo costruito, e cioè il fatto che la nostra attività più cazzarona, quella che in fondo ci identifica nel bene e nel male, ci sopravvive.

E insomma, non è proprio la stessa cosa che lasciare ai posteri qualcosa di pensato, di voluto e di tutt'altro che impulsivo! 


Facebook, che dopo gli ultimi scandali in merito al trattamento dei dati si sta dando una vera regolata (se non altro per informarci meglio), ha previsto la possibilità di affidare in gestione a qualcuno di cui ci fidiamo il nostro profilo, così da prendere per noi la decisione sul cosa-farne quando non potremo più pensarci.

CONTATTO EREDE
Basta chiedere al contatto di cui ci fidiamo di più se ha voglia di prendersi la licenza di poter scaricare dal nostro profilo tutto ciò che riguarda POST, FOTO e VIDEO. No, i commenti no.

  • Potrà pubblicare un POST IN PRIMO PIANO, a meno che il mio profilo non sia stato reso commemorativo.
  • Sarà autorizzato a rispondere alle richieste di amicizia rimaste appese o arrivate successivamente.
  • Se vuole, aggiornerà l'immagine del profilo o quella di copertina.
  • E potrà richiedere l'eliminazione definitiva dell'account.
  • Non sarà autorizzato a entrare nel nostro account e pubblicare a nome nostro, né a inviare nuove richieste di amicizia, non potrà modificare i post pubblicati o nominare un altro erede.

ELIMINAZIONE DOPO IL DECESSO
Se, invece di scegliere un contatto erede, si fa richiesta di eliminazione definitiva, quando qualcuno comunicherà il nostro decesso a Facebook, il network provvederà alla chiusura.

DISATTIVA IL TUO ACCOUNT
C'è anche la possibilità che sia Facebook ad andarsene prima di noi, e sarà una nostra scelta selezionando la disattivazione dell'Account che però, come immagino qualcuno di noi già sa perché l'avrà già fatto almeno un paio di volte preso dalla voglia di rinnovamento, non è proprio una chiusura immediata che, anzi, lascia tutto il tempo per ripensarci.


ECCO COME FARE PER SCEGLIERE UNA OPZIONE


SCEGLI NEL PANNELLO "GENERALI"




APPROFONDIMENTI:

venerdì 6 aprile 2018

Quando la mancanza di ideologia ti rende una brutta persona.

Se fossi una sociologa con gli strumenti di uno storico e l'analisi di un politologo, probabilmente sarei preoccupata anche io della mancanza di ideologia di cui si accusano movimenti e partiti di oggi. Non tutti i movimenti e i partiti di oggi, sia chiaro, solo quelli che hanno vinto le elezioni. Il che la dovrebbe, di per sé, dire già molto lunga.

L'ideologia, secondo la definizione che ne dà la TRECCANI, è uno studio del pensiero che non implica lo studio dell'anima per la filosofia; un insieme di credenze proprie di una classe sociale in un determinato periodo storico per il marxismo e per la sociologia; la teoria e la pratica di un partito politico o movimento di qualunque tipo nel linguaggio odierno; un insieme di idee astratte se gli si vuole dare un senso spregiativo. Nella pratica l'ideologia è una certezza, una risposta a tutte quelle domande cui non sai rispondere, un'informazione che ti dice sempre come comportarti anche meglio delle regole contenute in una guida al bon-ton a tavola. Insomma, sull'ideologia, ci puoi contare tutte le volte che ti senti spaesato. Ci potevi contare, oggi sei perso così come lo saresti al banchetto dei mille anni della Regina Elisabetta davanti alle quindici posate che ti si presentano ai lati del piatto.



Ai tempi dell'ideologia avrei saputo perfettamente dove stare quando si parlava di "lavoratori", oggi che i lavoratori non sono tutti onesti lavoratori impegnati oltre i limiti dell'umano alla pressa di qualche fabbrica, ma sono lavoratori anche gli imprenditori piccoli, medi, grandi e anche quelli che reputiamo odiosi, sono lavoratori quelli che fanno i disonesti e non ci vanno nemmeno a lavorare nonostante dai loro cartellini risultino presenti, e sono lavoratori quelli che era meglio che se ne restavano a casa invece di esercitare la professione senza alcuna professionalità, la sinistra tace. Sono lavoratori tutti, i salariati e gli evasori, quelli che fino a ieri chiamavamo "padroni" e quelli che a lavoro ci vanno per modo di dire, quelli che non vedono riconosciuta la loro dignità e quelli che calpestano la dignità altrui. E allora diventa un po' più complicato prendere la parte dei lavoratori così, generalizzando. E sento il bisogno di scendere nel dettaglio, di fare una riflessione per ogni caso che forse non avrei avuto bisogno di fare se avessi avuto un'ideologia aggiornata, che andasse oltre la tradizione del "il lavoro è sacro e va salvaguardato" che non è più vero per tutto, oggi.

Così come quando passeggio per il mio quartiere e ogni cento metri trovo accampamenti di persone che dormono per strada più o meno riparati dal vento e dalla pioggia. Una volta ho visto un indiano sdraiato dentro un cespuglio che dormiva, spero; un'altra volta c'era un africano che sarà stato alto due metri dentro una scatola di cartone da cui uscivano la testa e i piedi sdraiato all'ombra di un platano, accanto ai secchioni e agli escrementi; e poi, proprio sui gradini della sede della Casa della Città, un punto di incontro dove informarsi sull'operato e i progetti di Roma, c'è un vero e proprio dormitorio con sacchi a pelo e postazioni improvvisate.
Io sono combattuta e, probabilmente, se avessi avuto un'ideologia saprei che sentimenti provare senza sentirmi in colpa. Da una parte penso che non voglio camminare per strada e imbattermi in persone che dormono, nella migliore delle ipotesi. Non mi ci voglio imbattere principalmente perché ho paura immaginando che a qualcuno, che ha attraversato il deserto prima e il mare dopo e ci ha messo anche un paio d'anni ad arrivare a Roma scappando da chissà quale inferno, possa rodere il culo se si ritrova poi a dormire per strada e magari prima o poi sbrocca.
Penso che non è giusto che un essere umano si ritrovi a vivere così, che persino ai cani randagi troviamo un posto dove stare.
E però penso anche che sia uno schifo e che se non sappiamo gestire queste situazioni allora sarebbe meglio chiuderle le frontiere e non far entrare nessuno. E mi sento una vera merda anche solo a pensare, per un secondo, che il problema di questo degrado sia l'immigrazione e non la corruzione del sistema di accoglienza.

Cerco appiglio in qualche reminiscenza ideologica, in qualche frase di sinistra che possa venirmi incontro a tirarmi fuori dal qualunquismo leghista che mi risucchia peggio dello sciacquone del wc su un aereo. E niente, non mi viene in mente niente. Non ricordo che di un DiMaio tuonante contro le ONG e di un Pd invischiato, ancora non si è capito fino a che punto, in MafiaCapitale. Cerco di spingermi un po' più a sinistra ma non mi sembra di sentire alcun suono: assenza.

Allora mi accontento di quello che mi propone la nuova politica, che politica non è perché senza ideologia come fai a fare politica? 

Mi adeguo a questa nuova deriva di discutere delle situazioni un po' per volta e via via prendere la posizione migliore, senza sorprendermi se qualche volta la soluzione migliore è quella un po' più a destra.
Immagino che in un futuro prossimo questa assenza sarà sconfitta, che i figli di quelli che invece sanno che dietro all'ideologia c'è una concezione di vita, uno sguardo sul mondo e una visione più grande di un problema da risolvere di volta in volta, ristabiliranno un ordine in cui non ci sarà spazio per banalizzare il mondo. Immagino che chi farà politica non sarà così lontano dal reale da permettere che a prendere le decisioni sia un gruppo di cittadini, alcuni dei quali con evidenti carenze culturali, o di furbetti con altri fini.
Intanto, in questo vuoto devo fare da me.


venerdì 23 marzo 2018

Signore! Aiutami a sopravvivere a questo amore letale

Nel giorno in cui si aprono le danze della nuova legislatura e tutti gli eletti sono riuniti a decidere la nomina dei presidenti di Camera e Senato, due murales spuntano nelle vicinanze del Parlamento.





Amari i due disegni (mi perdoneranno i writers se non è "disegni" il termine adatto) ci schiaffeggiano ironicamente, ma mica tanto perché io lo schiaffo l'ho sentito bene.

Dunque siamo prossimi al governo di una destra per cui gli esuli sono tutti uguali, tutta la stessa feccia di immigrati clandestini da aiutare, sì, ma a casa loro! 
Un indistinto magma di Qualunquisti e Purché-mi-voti sta decidendo i nomi di chi, a breve, sarà chiamato a fare leggi sulla nostra pelle, sul nostro lavoro, sulla scuola, la casa, la famiglia e anche le alleanze con altri paesi per stabilire il nostro ruolo in un equilibrio europeo, e mondiale. 


E io ce li vedo questi nostri rappresentanti che se ne vanno a parlare di Bildeberg e di come uscire dall'Europa perché il nostro Gorgonzola ritrovi la sua identità culturale. 

Di questo parlavano i due murales, spuntati a Roma, dell'artista siciliano Salvatore Benintende, in arte TvBoy, del movimento Neo-pop. Adesso non parlano più perché sono stati prontamente cancellati dall'intervento dei carabinieri, roba che fai prima a fare un disegno su un muro che a richiederne l'intervento tramite il numero unico per le emergenze.

Il bacio fra Salvini e DiMaio, si rifà alla fotografia storica del bacio scambiato fra Breznev e Honecker, uno presidente dell'Unione Sovietica e l'altro della Germania dell'Est, che rappresenta il mondo comunista negli anni della Guerra Fredda e che fu dipinto da Dmitri Vrubel  sul muro di Berlino con il titolo "Signore, aiutami a sopravvivere a questo amore letale".

Prosit!

Il lato comico della noia.

Come fai a parlare di un software per la gestione degli impianti in un'azienda senza far venire l'orchite o stremare di noia il prossimo?

Con l'ironia.

Un grande copywriter e poeta, uno con gli occhi azzurri e super fan dell'orso Baloo, mi insegnò che il modo migliore per uscire da un blocco è trovare come riderci su.

Il 99% delle volte funziona anche con le cose della vita.



p.s.
Grazie Fì :-)

Il Kindle per l'estate.