Scrivi qualcosa, magari ne ho parlato.

martedì 24 luglio 2018

Gli ultimi giorni dei nostri padri_ Joël Dicker

La storia

Siamo in guerra, la Seconda Guerra Mondiale, e Churchill ha un'idea per ribaltare la situazione: creare una squadra che lavorerà nella segretezza più assoluta per sabotare le linee nemiche. Questi servizi segreti britannici sono la SOE - Special Operations Executive- e sono composti da persone insospettabili scelte fra la popolazione alleata contro i tedeschi.
Ma la guerra è solo un sottofondo nella vita di alcuni ragazzi, poco più che ventenni, che si ritrovano catapultati in un mondo di Uomini dove scopriranno che il coraggio non è non aver paura, ma resistere nonostante questa.

Il cuore

Questa storia parla di vita, la forza inesorabile che va avanti nonostante tutte le perdite, tutto il dolore, tutti i tradimenti e le scelte; e parla di amore in tutte le sue forme: quello viscerale di un figlio per un padre, quello fra un uomo e una donna e che porta altra vita e speranza, quello struggente di chi si sente solo e quello che resiste a tutto di un gruppo di amici.

L'autore

Joël Dicker ha 25 anni quando finisce di scrivere questo romanzo, l'anno dopo regalerà al mondo il suo più famoso "La verità sul caso Harry Quebert" un giallo con venature rosate, che personalmente mi ha appassionato così tanto che l'ho finito in tre giorni sebbene sia un tomo di oltre settecento pagine. Ma il ragazzo sa come far perdere il sonno ai suoi lettori.

E poi adesso che è estate ma cosa vuoi portarti sotto l'ombrellone se non una bella storia?


La Verità sul Caso Harry Quebert La Verità sul Caso Harry Quebert

Joël Dicker

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Gli Ultimi Giorni dei Nostri Padri Gli Ultimi Giorni dei Nostri Padri

Joël Dicker

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venerdì 6 luglio 2018

Safe_la serie su Netflix

Se ti stai chiedendo che fine ha fatto Dexter, la risposta è SAFE.

Lui, Dexter appunto, è un chirurgo vedovo con due figlie adolescenti una delle quali scompare.
La trama è questa e io non dirò nulla di più per quanto riguarda la storia. Invece posso dirti che si tratta di 8 episodi ideati dallo scrittore di gialli Harlan Coben.

Ho smesso di cercare la perfezione nelle serie Tv perché lo capisco bene che per allungare il brodo alla fine si commette sempre qualche piccolo peccato di ingenuità.
La storia è originale, gli attori sono pazzeschi e l'atmosfera inglese tra Manchester, Liverpool e il Cheshire è fredda quel tanto che basta a mantenere il distacco giusto per godersi il racconto senza affezionarsi particolarmente a nessuno dei personaggi.


_Clicca sull'immagine per andare alla serie su Netflix_
L'ho guardata con passione sebbene nel frattempo corressi sul tapis roulant in palestra, e 40 minuti sono volati via senza lacrime se non di sudore, ma non era colpa della serie. Dunque la consiglio a tutti quelli che non sopportano i video che mandano a loop nelle sale-pesi dove fare allenamento, a chi ha tre quarti d'ora liberi, ha chi ha amato Desperate Housewives e i segreti delle cittadine, e anche a chi deve esercitare l'inglese.

Devo avvertirti, però, che non è una di quelle cose che ti resteranno impresse a lungo, però è di buona compagnia. Un po' come il caffè lungo invece dell'Espresso.

Quello che m'è piaciuto davvero molto, invece, è il brano di apertura di Barns Courtney, un autore folk inglese di origini americane non ancora trentenne, che ha cominciato a farsi apprezzare già da un paio d'anni piazzando singoli qua e là, aprendo concerti di musicisti mondiali e collaborando con altri artisti. Al momento ha pubblicato un solo album.


Clicca sull'immagine per trovare l'album di Barns Courtney su Amazon.


Clicca qui per ascoltare tutto l'album di Barns Courtney su Youtube.





giovedì 14 giugno 2018

Il Web è un posto orribile.

Qualche anno fa, diciamo una ventina, sono stata con mia madre e mio fratello a visitare Istanbul. 


Una città fantastica, in tutto europea se non fosse per quei minareti che vedi spuntare di tanto in tanto e che la rendono così unica e diversa da tutte le altre capitali d'Europa.
Mi ricordo ancora quell'aria meridionale così famigliare eppure estranea che respiravo: mi sentivo come a casa nonostante non capissi nulla di quello che si dicevano fra loro le persone che incrociavo per strada.
Ricordo tutto di quel viaggio, anche la raccomandazione di mia madre prima di separarci al Grand Bazar, lei da una parte con la sua amica e io e mio fratello dall'altra a esplorare nonostante fosse segnalato sulla guida come uno dei posti più pericolosi di Istanbul: "Occhi aperti, non comprate cose inutili e contrattate fino all'esaurimento!".
Siamo cresciuti felici in un posto di mare che la sera si riempiva di bancarelle, prima ancora che fosse un fenomeno così comune anche nelle grandi città, sappiamo come si fanno le contrattazioni.



Le Grand Bazar: dove tutto diventa indispensabile.


Vetri colorati, spezie, stoffe preziose, argento e signori che si rivolgevano a mio fratello chiamandolo Sir, il che aveva reso il suo Ego insopportabile anche per me che già ne conoscevo il discreto ingombro. Che fossimo dei polli da spennare si vedeva lontano un miglio e infatti venivamo abbordati da tutti e non ce n'era uno che non ci mostrasse la sua mercanzia senza spiegare, in qualche modo, quanto fosse indispensabile per noi averla perché era la migliore. Ovviamente se capiva che potevamo essere interessati a qualcos'altro che lui non aveva, il mercante ci portava dritti dritti dal suo amico che, senza dubbio, poteva fare al caso nostro.


Stare là dentro era un ballo infinito, con cavalieri sempre diversi. Un vero spasso. 

Alla fine della danza io e mio fratello avevamo imparato qualche parola di turco: "Buongiorno", "Grazie" e "Non mi interessa", le stesse che avevano imparato anche i mercanti con cui avevamo danzato per tre ore. Qualcuno ci aveva regalato dei ciondoli con l'occhio di vetro, io avevo comprato un anello con un turchese e a mio fratello era bastata la spazzolata di Ego. Quando ci siamo riuniti con mia madre e la sua amica, nel punto dove c'eravamo lasciati, loro avevano comprato dei piatti, un pugnale che dicevano fosse un ferma-fogli, sette specchietti d'argento, un quadro e tre tovaglie a testa.

Il web è un mercato ma senza danza. 

Quello che ho appena raccontato è quello che mi viene in mente ogni volta che mi ritrovo a fare qualche ricerca online. Perché, in pratica ,qualunque tutorial o informazione di prodotto non sono altro che scaltri tentativi di rifilartelo il prodotto. E lo dico proprio io che ho un post, subito sotto a questo, in cui faccio l'elogio del Kindle e ti invito a comprarlo con dei link in cui io ci guadagno. A mia discolpa, però, posso dire che io ho davvero un Kindle che davvero amo e che sono una fan al punto da consigliarlo a tutti, come qualunque altra cosa di cui parlo. E non ho la scaltrezza di mascherarmi da "esperto" per venderti qualcosa che potrei non conoscere neanche.

Anche io faccio parte del mondo orribile del mercato del web, che è ancora più grande del Grand Bazar di Istanbul, ma non uso la SEO per attaccarti dei pistolotti inutili facendoti perdere dieci minuti per spiegarti il perché sei venuto sulla mia pagina mentre in realtà sto dimostrandoti che non ci sei venuto proprio spontaneamente visto che quasi quasi ti ci ho portato io, o qualche altro link amico che, non avendoti potuto affibbiare nulla lui, ti ha condotto a me come i mercanti turchi facevano con noi.
Con la differenza che quella che hai appena fatto online non è una danza, ma una ricerca disperata di un'informazione PULITA,  priva di tentativi di sedurti, che ancora non hai ottenuto.
Eppure tutte le pagine che hai visto finora sembravano attinenti proprio a quello che stai cercando!
Già, hai conosciuto la SEO e le sue KeyWords! Esche che servono a posizionare la tua pagina fra i primi risultati ma che non è detto abbiano poi il contenuto che vantano di avere, quello che è certo è che sicuramente hanno dei prodotti da venderti.

Ecco  perché sei insoddisfatto alla fine di ogni ricerca. 

In pratica siamo diventati tutti commercianti e consumatori, il che l'aveva già previsto Marx molto prima di Alphabet Inc., quello che è deprimente è la mancanza di scrupolo con cui condiamo questa nostra nuova mutazione. Abbiamo perso di vista l'umanità a cui parlare perché l'obiettivo principale è farsi trovare dalla ricerca, intercettare un bisogno, accalappiare senza poi non avere in realtà niente da offrire.

Per finire.

Occhi aperti, non comprare cose inutile e contratta fino all'esaurimento.

mercoledì 30 maggio 2018

Elogio del Kindle: i motivi per cui amo il mio e-book reader di Amazon.

La mia personalissima opinione su quanto il Kindle di Amazon ha cambiato il mio modo di leggere un libro.

Il Kindle è un lettore digitale di libri, un e-reader, ed è prodotto da Amazon. Solo il Kindle di Amazon si chiama Kindle, gli altri hanno un loro nome.


Perché Amazon?
Il Kindle ha tre grandi vantaggi che gli altri lettori non hanno:
  1. Si connette, con il 3G o via wi-fi, direttamente allo STORE di Amazon che, al momento, è la più fornita libreria digitale di titoli in diverse lingue. Questo vuol dire che se ti viene lo sghiribizzo di leggere un libro, che sia un grande classico o un'ultima uscita, con ogni probabilità lo troverai proprio fra gli scaffali della libreria Amazon, a cui il tuo Kindle si collega direttamente. 
  2. Un altro grande vantaggio è che con 9,99 euro al mese sottoscrivi l'abbonamento Kindle Unlimited che, come puoi intuire, ti consente di scaricare gratuitamente oltre 20mila titoli in italiano e più di 1milione nelle altre lingue.
  3. I Kindle sono disponibili in due versioni CON OFFERTE SPECIALI e SENZA OFFERTE SPECIALI, questi ultimi costano un po' di più dei primi e la differenza è che in questi non c'è interferenza di banner pubblicitari che, comunque, in quelli in offerta speciale non infastidiscono la lettura. Anche se compri un Kindle in offerta speciale puoi sempre decidere di rimuovere la pubblicità pagando una piccola differenza.


Eh però, vuoi mettere l'odore dei libri?

Ragazzi, smettiamola con questa diceria, questo è un luogo comune che usano solo quelli che non leggono davvero, ma che passano il tempo a girare le pagine e annusarne l'aria, che sventolano il libro sperando di coglierne qualche aroma invece di immergersi nella lettura di qualcosa.
Si tratta di persone che l'ultimo libro l'hanno comprato nel millenovecentosettanta e l'odore che sentono con ogni probabilità è muffa. Ti piace l'odore di un libro? E allora sniffatelo, ma non venirmi a raccontare che non ti compri un e-book perché non odora come un libro!


Un libro mi dice a che punto sto della storia.

Verissimo, così com'è vero che anche il Kindle sa esattamente a che punto ti trovi e può dirtelo indicandoti la posizione, la percentuale di pagine lette, il tempo che rimane per la fine, oppure può non dirtelo affatto e sarà sorprendente realizzare che il punto esatto in cui ti trovi te lo dice la storia stessa. Anche perché, sii sincero, se hai in mano un libro e vuoi sapere esattamente quanto manca alla fine, forse hai sbagliato libro.

Il libro ha un fascino tutto suo.

E questo è insindacabile.
Sai perché? Perché ogni cosa ha il suo fascino. Vuoi mettere che charme tirare fuori dalla tasca della giacca il tuo Kindle, assicurarti a un sostegno della metropolitana ed essere sicuro di non cadere perché non ti servirà staccare la presa per voltare pagina.
Ma tu sei più tipo da "pausa-pranzo-nel-parco" e allora immaginala lì la tua situazione ideale: arrivi calma e rilassata con il tuo pranzo-bio che estrai dalla sacchetta termica poco prima di tirare fuori il Kindle dalla borsa e - sorpresa! - potrai mangiare e leggere contemporaneamente servendoti delle uniche due mani che ti hanno dato in dotazione. Puoi farlo con un libro, questo?


Sì però il libro...

Non ti viene più in mente niente, vero? Il libro è il libro e non ci sono dubbi ma non puoi leggerlo di notte senza accendere la luce, quando non hai più voglia di dormire per colpa di un pensiero o di qualcuno che russa troppo e la sola cosa che vorresti è trovare un po' di calma per addormentarti di nuovo; un libro non puoi leggerlo mentre stai a mollo in acqua senza la paura che si bagni; un libro se è scritto troppo piccolo non ci puoi fare nulla, e questo non è un problema se ci vedi bene, ma prova a chiedere a qualcuno che ha perso le sue diottrie leggendo! 

No, io e la tecnologia viaggiamo su rette parallele.

Ehi, non devi mica programmarlo da te il tuo Kindle, te lo vendono già pronto all'uso. Devi solo capire come si accende e, una volta che hai visto dov'è il pulsante, dovrai solo ripremerlo le altre volte. Pensa, il Kindle non ha bisogno neanche che lo spegni, si spegne da sé. 


Non sto parlando di oggetti ma di comodità.

Un libro è un oggetto che ha molta più poesia di un qualunque e-book reader, ma non stiamo parlando dell'oggetto, stiamo parlando del contenuto e del fatto che con un Kindle tu puoi leggere le stesse cose che leggi nei libri ma più comodamente, più facilmente, quando e dove vuoi. 

Il Kindle CON OFFERTE ha la pubblicità integrata ma costa molto meno. 


Kindle Voyage regola la luce da sé e cambia pagina senza alzare un dito.
   

 Il Kindle resistente all'acqua che ha un archivio di 32GB.
 

Giusto altre tre cosette su quelle cose che sono cambiate grazie al mio Kindle:


  • SPAZIO
    Nella mia libreria tengo soltanto i libri che ho amato e c'è ancora posto per quelli che amerò. 
  • PESO
    In un felice periodo della mia vita ho incontrato Dostoevskij, sai che vuol dire girare con I Fratelli Karamazov nella borsa?
  • SENZA SENSI DI COLPA
    Se non mi piace una storia la lascio a metà perché il mio tempo non è infinito e non vale la pena sprecarlo in cose che non mi piacciono.
Non ti devi fidare per forza di quello che dico, però una prova falla!


Il Kindle per l'estate.